La bruschetta della Dogana.

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Un bel romanzo ha sempre una copertina grafica che appaga la vista e racconta con una sola immagine il senso e la morale della storia narrata. Così io ho nella mente un’immagine che ben descrive i fantastici weekend trascorsi con i miei amici alla Dogana.

Immaginate una stanza illuminata da una luce al tramonto che entra da una finestra, una piattaforma di legno chiaro che funge da tavolo basso in un salotto retrò, papere di legno alle pareti e foto di battute di caccia in Africa. In primo piano un ragazzo che si dimena tipo concerto di Woodstock ‘69 ma a sorpresa la musica che aleggia nell’aria è “Relax, Take It Easy” di Mika.

Se questa immagine si è formata nei vostri occhi, avete appena conosciuto MR, uno dei principali protagonisti di questo blog e di tante storie che andrò a raccontarvi.

Ritorniamo alla storia e lasciamo la copertina (si MR sei in copertina). L’idea di organizzare dei lunghi weekend di svago è vita comune, venne in mente qualche tempo fa a GL che aveva scovato quest’oasi di pace (non si è mai ben capito come).

Stiamo parlando delle Dogana, un casolare di caccia che si trova dalle parti di Barberino del Mugello. Ci si arriva con una stradina impervia che si arrampica sulle colline fino ad trovare al un grande muro di cinta con un cancello di ferro. L’arrivo é pochi alla volta e in macchine separate. I primi ospiti sono sempre quelli più indaffarati perché devono: aprire le finestre, sistemare l’ingresso, aprire il gas, accendere le luci e i riscaldamenti. Poi naturalmente sono deputati anche all’accoglienza degli altri ospiti in maniera bizzarra ed eccentrica, tipo: simulare un atto criminale di massa o inscenate in quattro e quattr’otto, la scena principale della pubblicità di Egoiste di Chanel alle finestre della facciata d’ingresso.

La location è affascinante, un casolare circondato dal bosco, con un grande prato dove prende il sole e rilassarsi, una piscina sempre molto apprezzata soprattutto nei weekend estivi e un intero piano interrato dedicato a cucina, dispensa, sala da pranzo e sala colazione. Com’è facile intuire questo è il mio piano anche se poi non disdegno anche il piano terra con il salotto doppio e il camino. Ma qui le azioni sono più diradate e preferisco l’energia e l’attività che si svolge in cucina. Il resto della casa, altri due piani, è suddivisa in camere doppie e quadruple con bagno in stanza o in comune. Stiamo parlando di un tole di 26 posti letto che diventano 28 con la torre (dove come potete intuire nessuno vuole andare) e il materasso gonfiabile matrimoniale da portare all’occorrenza di proprietà di MGS, altro pilastro fondamentale di questi weekend.

Come potete facilmente capire, riunire 30 amici in un unico luogo, isolato dal mondo, con tutti i confort necessari, cibo, alcol e ottimi argomenti di discussione significa staccare la mente dalla routine e vivere appieno le relazioni riuscendo a raggiungere quel concetto di benessere che vorrei trasmettervi e a cui vorrei che aspiraste.

In anni di weekend estivi ed invernali si sono accumulate storie, aneddoti e situazioni sempre diverse e tutte eccezionali che naturlamente non posso descrivere ora io, per i seguenti motivi: questa storia diventerebbe un romanzo a capitoli da 400 pagine, non ero sempre presente sulle “scene dei fatti” e comunque preferirei che le singole storie vengano narrate dai protagonisti.

Se non fossi stato chiaro, questo è un invito UFFICIALE per tutti quelli che negli anni hanno trascorso con me questi weekend a raccontare anche brevemente un accaduto, così da arricchire questa soria e ricordare insime quei momenti. Non mi fate fare nomi e cognomi o richiamarvi uno ad uno: LV, MB, MF, AF, AB, MV, PDR etc etc.

Io da parte mia vi racconterò di come mi piace gestire l’organizzazione della cena per non sbagliare con i quantitativi e soprattutto per render felici tutti mangiando qualcosa di godurioso e sostanzioso (viste le mille attività che queste menti demoniache riescono ad inventarsi durante la giornata e le notte).

La mattina del primo giorno, al risveglio lento e scadenzato dall’ingresso in cucina degli ospiti e dall’alternarsi sui fornelli delle macchine del caffè (una moka naturalmente), è dedicata alla lista della spesa. Un infinito elenco di richieste e necessità che diventerà il piano d’attacco per il piccolo supermercato del paese. Lista alla mano si sceglie un piccolo gruppo di aiutanti, tipo corpi speciali della milizia e li si arruola muniti di auto per la missione. In un attimo, la tranquillità del borgo viene stavolta e la pazienza della povera commessa è messa alla prova da circa 10 carrelli della spesa stracolmi di vettovaglie varie e uno scontrino che solitamente raggiunge i 200 cm e un totale da pagare di circa 1.000€.

Sono numeri alti ma dovete pensare che bisogna sfamare ben trenta persone per tre interi giorni, vi assicuro che non è facile. Mi raccomando non fate l’errore di esser più parsimoniosi se vi dovesse capitare una situazione del genere.

Conclusa la razzia si torna all’isolamento e dopo aver sistemato il tutto, solitamente questo compito è assegnato a chi non aveva fatto parte della missione, se naturalmente non si è dato alla macchia a bordo piscina, facendo finta di non accorgersi che la carovana era tornata.

A questo punto c’è una fase di riorganizzazione e di prime occupazioni, ognuno decide di fare o proporre qualcosa per le attività giornaliere: sole in piscina, lettura giornali, giro turistico del paese, giro di shopping all’outlet o per i più temerari visita fuori porta a Firenze.

Personalmente dopo un po’ di sole in giardino o un buon libro in salotto d’avanti al camino nelle giornate d’inverno, io preferisco prendere possesso della cucina e avviare con molta calma e tranquillità i lavori per la cena. Quest’attività oltre che essere molto rilassante ti rende anche la portinaia di turno, perché? Ma è semplice, in cucina c’è sempre un via vai continuo: chi prende da bere, chi fa colazione alle 2 di pomeriggio, chi ha fame per pranzo e prepara un’insalata o come MR che arriva alle 12am e le 17pm a preparare caraffe di Spritz sufficienti a riempire le cisterne dell’acqua potabile di Barberino.

La prima cosa che faccio è accendere l’enorme camino che è in cucina e quando dico enorme è realmente enorme visto che volendo potreste sedervici dentro in 2 o 3 di voi. Questo serve ad occupare i passanti nel aggiungere legna e pulire la cenere, ma soprattutto è fondamentale per la ricetta che vi andrò a dare, la famosa bruschetta al pomodoro che tanto piace a GL.

Pensavo di scrivere altre due ricette ma quella della Pasta al Forno la lascio ad una storia domenicale fatta di ricordi in famiglia e per quanto riguarda il Gatò di Patate devo chiedere aiuto a LV che è l’esperto in materia.

La cosa bella nel fare la preparazione della bruschetta è riuscire a coinvolgere più aiutanti possibile in modo da non lavorare e passare il tempo a controllare, chiacchierare e dare indicazioni, non male come organizzazione, vero?

L’atmosfera è sempre rilassata, seduti tutti intorno al tavolo vista camino, si tagliano pomodorini, si sminuzzano teste di aglio, si affettano chili e chili di pagnotte di grano duro, si raccontano storie, pettegolezzi e in alcuni casi vengono fuori argomenti seri di dibattito che possono sfociare anche in attacchi feroci ed incazzature, ma questo è il bello di conoscersi e confrontarsi.

Man mano che le ciotole diventano colme, l’acquolina sale e pur se la ricetta richiede di  lasciare a macerare il tutto per un paio di ore, non riesco mai a fermare le manine che attingono bramose.

Solitamente finiamo di preparare il tutto per le 16pm in modo da lasciarci li tempo di rilassarci un po’, far macerare il composto e prepararsi per la serata che vedrà come special guest dell’aperitivo la bruschetta e lo Spritz gentilmente preparato dal cui sopra MR.

Quando i morsi della fame si fanno sentire, pian piano compaio tutti intorno al grande camino e tra una bruschetta e l’altra, si apparecchia la tavolata in sala da pranzo e in cucina fervono i preparativi che prevedono: grandi teglie di pasta al forno, insalate ricche e verdure e naturalmente vassoi di carne da buttare sulla brace una volta sfornata la pasta. Questo solitamente è il menù della cena di gala, poi solitamente cambia secondo esigenze, periodo dell’anno o occasioni speciali, tipo il capodanno.

Il bello di questi momenti è tutto nell’atmosfera che si crea e da come i legami tra noi amici si rafforzano e superano il livello di conoscenza. Questo ti permette di conoscere e portarti nel cuore persone fantastiche che poi ti supporteranno e ti daranno forza per superare tanti momenti brutti che tutti abbiamo nel corso della vita. E’ un qualcosa che auguro di provare a tutti non tanto perché divertente e spensierato (che non guasta mai) ma soprattutto perché vi completa e sapete solo voi quanto questa cosa nella quotidianità sia essenziale.

D’altro canto dobbiamo anche far presente che trenta persone in una stanza da 4x4m sono un po’ tante e soprattutto quando iniziano ad alzare il volume della radio e ad agitarsi come riposseduti dal demonio per bruciare le calorie dell’alcol appena bevuto, allora la situazione diventa impegnativa, ma sempre divertente.

La cena si svolge solitamente in sala da pranzo, tutti seduti ai propri posti e a successione arrivano le portate in grandi contenitori che girano di mano in mano come girano le frasi, gli argomenti, le battute e in certi casi le frecciate e i doppi sensi.

Finita la cena si sistema sala e cucina e si sale tutti per l’amaro e il mirto ghiacciato in salotto dove la riconfigurazione degli arredi prevede un solo grande salotto realizzato con divani e poltrone prese da tutte le stanze e riunite in cerchio. É talmente chiuso che per sedersi bisogna scavalcare gli schienali e accoccolarsi in uno dei tanti angoli che si ricavano tra un amico e l’altro.

Da qui inizia la serata o la nottata a seconda delle situazioni, ma questa è un’altra storia che vi racconterò io o che vi racconteranno gli altri.

Ci tengo, mi raccomando, stupitemi con le vostre arti narrative.

Per chiudere, prima della ricetta, volevo lasciarvi con la mia immagine preferita di questo luogo. Fuori c’è la neve, il camino è acceso, siamo i primi due a essere arrivati e passiamo il dopo cena in divano a leggere un buon libro e sorseggiare un amaro. Tutto è così tranquillo e silenzioso e le luci sono fioche e calde e non ci sono pensieri, solo amore.


Morale:

Condividere spazi e momenti con tanti amici non è facile ma se si riesce a sfruttare questi momenti per conoscersi e confrontarsi in modo serio e sereno, allora l’amicizia fa un balzo in avanti e a quel punto avrete un tesoro con voi da proteggere per il resto della vostra vita.


Ricetta:

 

Veloce e gustoso va preparato almeno un paio di ore prima. Lavate e tagliate in pezzettini piccoli i pomodorini e mettereli in una boule e aggiungere: l’aglio tritato molto finemente, il sale, il pepe e l’origano. A questo punto aggiungete tanto olio fino a coprire il tutto e mescolate bene in modo che tutti gli ingredienti siano omogenei. Poi lasciare riposare per almeno 2 ore, è molto più buono il giorno dopo, ma soltimante non ci arriva mai.

Prima di servire, prendere il pane tostato al forno, in padella o se siete fortunati sulla brace dove a seguire preparerete una buona grigliata (casomai quella della Favola che vi ho già raccontato). Buona serata e buona Bruschetta.


 



3 risposte a “La bruschetta della Dogana.”

  1. Marco ha detto:

    Che dire … non avrei saputo descrivere meglio la Dogana (dettagli quasi dannunziani) ma soprattutto esprimerere le emozioni, sensazioni e l’atmosfera che popolano quel castello quando siamo tutti insieme (ogni tanto lo dimentichiamo). Detto ciò … so da tempo che sei bravo a scrivere ma ultimamente mi stai sorprendendo.

  2. Massimo ha detto:

    Bellissimo… portaci anche me… tanto 30… tanto 31 🙂

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